La nostra storia
Cercavamo un oliveto.
Abbiamo trovato un crinale incolto dagli anni '50, con l'Elba davanti agli occhi. Da quel momento, il lavoro è stato uno: ridare voce alla terra.
Belvedere era incolto da mezzo secolo.
Siamo arrivati a Suvereto cercando un posto dove produrre olio d’oliva. Poi abbiamo visto Belvedere: un crinale a 300 metri sul mare, l’Elba e Montecristo davanti agli occhi, i profumi della macchia nell’aria. La meccanizzazione aveva spostato l’agricoltura altrove e la macchia si era ripresa tutto.
Abbiamo deciso di restare. Il lavoro è cominciato liberando gli olivi piantati nei secoli dagli abitanti di Belvedere, recuperando i terreni metro dopo metro, ridando a questa terra la possibilità di esprimersi.
La terra ci ha suggerito il vino.
La mineralità del suolo, l’intensità della luce, il fresco delle notti estive — tutto suggeriva che questo crinale potesse dare un vino con un carattere preciso. Nel 2004 abbiamo piantato il primo vigneto: Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc.
Le prime bottiglie nel 2008 ci hanno confermato che questa terra aveva qualcosa da dire. Dal 2011 al 2018 altri cinque ettari tra Sangiovese, Cabernet, Vermentino e Aleatico, ciascuno dove il suolo e l’esposizione lo suggerivano.
Custodire il suolo, non sfruttarlo.
Apparteniamo alla terra, non il contrario. Ogni stagione insegna qualcosa di nuovo e il nostro lavoro è osservare, adattarsi, trovare l’equilibrio tra l’atto agricolo e la vita del suolo. Usiamo sovesci a filari alterni per nutrire il terreno, preparati naturali alla vigna, rame e zolfo solo nelle quantità necessarie a seconda dell’annata.
Le piante hanno trovato il loro equilibrio con l’ambiente e spesso si regolano da sole. Nelle parcelle più recenti di Vermentino sperimentiamo con soli preparati omeopatici, senza rame e senza zolfo — per capire fin dove possiamo spingerci.
Il vino nasce dove nasce l’uva.
La cantina è interrata, costruita sopra le vigne. Ogni parcella viene vendemmiata e vinificata separatamente: fermentazione spontanea con lieviti indigeni in mastelle aperte, rimontaggi e follature manuali. Nessun additivo enologico — per rendere i vini stabili e puliti ci affidiamo alla fisica e al tempo.
Il vino riposa e si affina in botti grandi, vasche di cemento vetrificato e anfore di terracotta, rispettando i cicli di trasformazione senza forzature. L’obiettivo è uno: che ogni bottiglia esprima quel suolo preciso, quell’annata, quella luce.
Siamo senza filtri.
Siamo senza filtri.
Visite e degustazioni
Vieni a vedere come nasce.
Un'ora e mezza tra vigne, cantina e cinque vini con vista sull'Elba. Su prenotazione, tutti i giorni.