La nostra storia
Cercavamo un oliveto.
Siamo arrivati a Suvereto cercando un posto dove produrre olio d'oliva. Poi abbiamo visto Belvedere: un crinale a 300 metri sul mare, l'Elba e Montecristo davanti agli occhi, i profumi della macchia nell'aria. I terreni erano incolti dagli anni '50 — la meccanizzazione aveva spostato l'agricoltura verso zone più facili e la macchia si era ripresa tutto.
Abbiamo deciso di restare. Il lavoro è cominciato liberando gli olivi piantati nei secoli dagli abitanti di Belvedere, recuperando i terreni metro dopo metro, ridando a questa terra la possibilità di esprimersi.
Dalle olive alle vigne
La terra ci ha suggerito il vino.
La mineralità del suolo, l'intensità della luce, il fresco delle notti estive — tutto ci suggeriva che questo crinale potesse dare un vino con un carattere preciso. Nel 2003 abbiamo piantato il primo vigneto, Sangiovese. L'anno dopo, Cabernet Sauvignon e Franc. Le prime bottiglie nel 2010 ci hanno confermato che questa terra aveva qualcosa da dire.
Da lì abbiamo continuato: dal 2011 al 2018 altri cinque ettari tra Sangiovese, Cabernet, Vermentino e Aleatico, ciascuno dove il suolo e l'esposizione lo suggerivano. Oggi produciamo sette etichette da circa 20.000 bottiglie l'anno.
Il nostro approccio
Custodire il suolo, non sfruttarlo.
Noi apparteniamo alla terra, non il contrario. Ogni stagione insegna qualcosa di nuovo e il nostro lavoro è osservare, adattarsi, trovare l'equilibrio tra l'atto agricolo e la vita del suolo. Usiamo sovesci a filari alterni per nutrire il terreno, preparati naturali alla vigna, rame e zolfo solo nelle quantità necessarie a seconda dell'annata.
Le piante hanno trovato il loro equilibrio con l'ambiente e spesso si regolano da sole. Nelle parcelle più recenti di Vermentino sperimentiamo con soli preparati omeopatici, senza rame e senza zolfo — per capire fin dove possiamo spingerci.
La vinificazione
In cantina, il meno possibile.
La cantina è interrata, costruita sopra le vigne — il vino nasce dove nasce l'uva. Ogni parcella viene vendemmiata e vinificata separatamente: fermentazione spontanea con lieviti indigeni in mastelle aperte, rimontaggi e follature manuali. Nessun additivo enologico — per rendere i vini stabili e puliti ci affidiamo alla fisica e al tempo.
Il vino riposa e si affina in botti grandi, vasche di cemento vetrificato e anfore di terracotta, rispettando i cicli di trasformazione senza forzature. L'obiettivo è uno: che ogni bottiglia esprima quel suolo preciso, quell'annata, quella luce.
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