"Eravamo seduti su questi terreni mai coltivati e poco piovosi, circondati da queste colline ventose, ricche di minerali. Pensavamo a un vino che fosse espressione di questo territorio, lavorato con lentezza secondo le stagioni e le fasi lunari. Volevamo applicare l’esperienza biodinamica a una terra resistente.
Abbiamo seminato rafano, trifogli sotterranei, orzo, veccia, facelia e pisello proteico per arricchire il terreno con i sovesci. Abbiamo aspettato il secondo maggio per piantare i primi capostipiti raccolti da antichi vigneti in selezione massale. Abbiamo osservato il ciclo lunare e l’equilibrio tra silice e calcare. Abbiamo lasciato alla pianta una crescita autonoma, senza cimature.
Oggi le vigne, composte da sangiovese a levante e cabernet a ponente, sono vendemmiate a mano.
La storia di un vino comincia sempre da quello che trovano le radici nel suolo; non esistono, sul Pianeta, due centimetri cubi di terra uguale, con la stessa composizione chimico-batteriologica, specialmente se si proteggono contro l'omologazione dei fitofarmaci."