Poco lavoro di cantina

Se vi aspettate una di quelle cantine eleganti che sembrano hotel a cinque stelle, col parquet e tante belle botti di rovere in fila, resterete delusi; e anche se vi aspettate quelle tecnologiche con giganteschi cilindri d’acciaio refrigerati che sembrano razzi spaziali.

Ci basta fare poche migliaia di bottiglie all’anno: nella nostra cantina troverete circa quello che avreste trovato un secolo fa; usiamo la tecnologia moderna solo per l’igiene e i controlli, il resto lo lasciamo fare ai normali processi naturali.
Usiamo il legno meno tempo possibile, sarebbe un peccato contaminare un vino così particolare col sapore di barrique; preferiamo le normali botti vetrificate, che sono sicuramente meno estetiche (all’esterno si vede solo il cemento che protegge l’anima di vetro) ma lasciano il vino in pace, a invecchiare solo a contatto col vetro, senza rilascio di aromi aggiuntivi.

Le bottiglie in cantina

Eliminazione delle fecce
si effettua semplicemente travasando il vino dopo la decantazione, senza bâtonnage.

Enzimi
non ne usiamo

Lieviti
non ne usiamo

Acido tartarico
non ne usiamo

Anidride solforosa
non ne aggiungiamo

Concentrati, correttivi, stabilizzanti e altri coadiuvanti enologici
non ne usiamo

Temperatura
Non viene controllate artificialmente, basta il microclima della cantina.

Invecchiamento
in botti grandi di allier solo una dozzina di mesi (sufficienti ad attivare le reazioni naturali tra vino ed ambiente senza forzare la cessione di aromatici barricanti da parte del legno) poi passa a normali botti vetrificate e infine invecchia direttamente almeno 6 mesi in bottiglia.

Pastorizzazione
Non la facciamo

Tappi
Naturali di sughero senza trattamenti (ionizzazione, cloro…)

La storia di un vino

"Eravamo seduti su questi terreni mai coltivati e poco piovosi, circondati da queste colline ventose, ricche di minerali. Pensavamo a un vino che fosse espressione di questo territorio, lavorato con lentezza secondo le stagioni e le fasi lunari. Volevamo applicare l’esperienza biodinamica a una terra resistente.

Abbiamo seminato rafano, trifogli sotterranei, orzo, veccia, facelia e pisello proteico per arricchire il terreno con i sovesci. Abbiamo aspettato il secondo maggio per piantare i primi capostipiti raccolti da antichi vigneti in selezione massale. Abbiamo osservato il ciclo lunare e l’equilibrio tra silice e calcare. Abbiamo lasciato alla pianta una crescita autonoma, senza cimature.

Oggi le vigne, composte da sangiovese a levante e cabernet a ponente, sono vendemmiate a mano.

La storia di un vino comincia sempre da quello che trovano le radici nel suolo; non esistono, sul Pianeta, due centimetri cubi di terra uguale, con la stessa composizione chimico-batteriologica, specialmente se si proteggono contro l'omologazione dei fitofarmaci."