La storia

I forestieri spesso si sbagliano
I forestieri che arrivano si meravigliano: parliamo nella lingua di Dante, abitiamo in  casolari di pietra viva, viviamo in questi paesaggi fatti a mano dal lavoro di generazioni.  Però attenzione, questo non è il Fulgido Passato Che Sopravvive in un angolo fortunato di mondo; no, questo è un progetto di futuro a disposizione per tutti gli umani: dove il lavoro sia gratificante, la natura sia amica e il corpo sappia sentire.
Quindi, per favore, non fateci sentire folkloristici, non guardate la nostra cultura al passato e dall’esterno.
Piuttosto vivetela con noi dall’interno, con naturalezza.

il territorio

Perché la Toscana è così
I coltivatori in Toscana sanno leggere e scrivere da mezzo millennio, sono abituati da secoli a improvvisare endecasillabi nelle osterie, nelle nostre chiese ci sono più capolavori che in quelle di mezzo mondo… per favore, considerate tutto ciò normale assieme a noi.
Chi lo considera speciale ne perde l’aspetto più importante che è la coerenza tra cultura e vita quotidiana, il piacere per le cose buone e per le cose belle; così è tutto più semplice, più naturale, meno accademico. Più democratico per noi e più accogliente per voi.
Molto passa dal vino, intorno alla bottiglia si sviluppa la convivialità, la conversazione, il famoso umorismo che chiamate toscano e invece è già dentro a ciascuno di voi, basta saper togliere il turacciolo.
Vorremmo che questa normalità, antica ma attuale, fosse per tutti; pensate quanti guai novecenteschi curerebbe. Un visitatore francese, un professorone universitario, annusando un calice di sangiovese ha detto che noi siamo postmoderni da 500 anni. Si sbagliava, siamo postmoderni da almeno 7 millenni.

Belvedere di Suvereto
Ci vedete pochissimi segni dell’uomo, eppure è dalla preistoria che gli umani lo abitano e lo lavorano. Che paradosso, è un’area che i manuali chiamano “poco antropizzata” e tuttavia è un habitat umano ideale almeno dal 5000 avanti Cristo.

Il nostro ”adesso”
In questo luogo rigenerante il corpo sente le due storie dell’uomo, quella della sua cultura e quella della sua natura, e le unisce.  È un continuo teatro delle sorprese tra forme, colori, tessiture, odori a contatto con la terra.
Se volete scoprirlo (scusate se ci permettiamo), voi cittadini dovete innanzitutto decelerare.
Percorrere questi paesaggi, borghi, sentieri per vederli coi vostri occhi e soprattutto per chiudere gli occhi e sentire il vento, il secco e l’umido, annusarli, gustarli, toccare i muri e le cortecce; con gli occhi chiusi per un istante siete identici ad un uomo neolitico o del rinascimento… un la storia si capisce meglio risvegliando le proprie capacità sensoriali.

Il vostro “adesso”
Dunque quando passate di qui non pensate a consumare, la cultura e la natura non si possono possedere, solo adottare.
Così il nostro vino; quando lo acquisterete non starete comprando un bene di consumo. Non è un prodotto, è un processo.
Quando a casa ne berrete un sorso starete condividendo la sua storia, che continuerà in queste zolle anche quando la vostra bottiglia sarà vuota da secoli.
Il vostro piacere nel naso e nel palato è la sua testimonianza. Non l’avrete comprato, l’avrete adottato; e un po’ vi sarete lasciati adottare da lui come succede per un buon libro.

Il nostro “prima”
La storia umana percepita con tutti i sensi è molto più intensa, empatica di quella guardata solo con gli occhi.
È una storia di lavoro che crea, non che distrugge. Perché questo deve essere il lavoro umano.
L’uomo abita qui da sempre, dalla preistoria, agli etruschi, ai romani, all’alto medioevo, da settemila anni la biodiversità è in armonia col lavoro agricolo.

Il domani di noi tutti
In un mondo di spettatori, la difesa dall’omologazione passa anche dal tuo naso e dal tuo palato.

La storia di un vino

"Eravamo seduti su questi terreni mai coltivati e poco piovosi, circondati da queste colline ventose, ricche di minerali. Pensavamo a un vino che fosse espressione di questo territorio, lavorato con lentezza secondo le stagioni e le fasi lunari. Volevamo applicare l’esperienza biodinamica a una terra resistente.

Abbiamo seminato rafano, trifogli sotterranei, orzo, veccia, facelia e pisello proteico per arricchire il terreno con i sovesci. Abbiamo aspettato il secondo maggio per piantare i primi capostipiti raccolti da antichi vigneti in selezione massale. Abbiamo osservato il ciclo lunare e l’equilibrio tra silice e calcare. Abbiamo lasciato alla pianta una crescita autonoma, senza cimature.

Oggi le vigne, composte da sangiovese a levante e cabernet a ponente, sono vendemmiate a mano.

La storia di un vino comincia sempre da quello che trovano le radici nel suolo; non esistono, sul Pianeta, due centimetri cubi di terra uguale, con la stessa composizione chimico-batteriologica, specialmente se si proteggono contro l'omologazione dei fitofarmaci."